Congressi Adi:2017

Le forme del comico - panel approvati 2/2 [proposte da inviare entro il 24.06.2017]

XXI Congresso dell'ADI, Associazione degli Italianisti

§ Dal Seicento alla contemporaneità (e proposte di taglio teorico, tematico, ecc.)

Parodia e riso tra Manierismo e Barocco
Proponente: Marco Corradini Università Cattolica di Milano marco.corradini@unicatt.it

Rimasto nel complesso ai margini delle grandi teorie letterarie classiche, di Aristotele e di Orazio su tutte, lo spazio del comico si presenta nel periodo rinascimentale come una zona relativamente ‘franca’ dalle più stringenti regole di poetica, anche se per nulla esterno all’ambito della letteratura, e come tale consente a chi lo pratica una notevole libertà espressiva. In età post-tridentina, seppure oggettivamente ridotti per ragioni storico-culturali, questi margini di libertà non vengono meno, e la lezione dei ‘padri’ del comico moderno (Folengo, Berni, Ruzante, Aretino) continua a essere messa a frutto, accanto a quella degli autori antichi. Nel contempo sembra farsi strada la necessità di una maggiore riflessione intorno alle scritture atte a suscitare il riso, dalle indagini di Giulio Cesare Scaligero e Henri Estienne sul concetto di parodia, al Ragionamento sopra la poesia giocosa (1634) di Nicola Villani, fino agli specifici capitoli dei trattati di Matteo Peregrini ed Emanuele Tesauro. Il panel si propone di esplorare il vasto e multiforme territorio del comico di epoca manieristico-barocca, sia sul versante dei tentativi di sistemazione teorica e critica, sia su quello della varietà di generi, forme, linguaggi e opere in cui la categoria si realizza concretamente, di volta in volta presentandosi come rivendicazione dei diritti della ‘natura’, cioè delle pulsioni istintuali, o - meno inquietante – come puro e semplice gioco colto di letterati.

 

La polifonia comico-grottesca del teatro Di Della Porta tra Manierismo e Barocco
Proponente: Rosa Giulio Università di Salerno rgiulio@unisa.it

Le Commedie di Giovan Battista Della Porta, da L’Olimpia (1589) a La Tabernaria (1616), di grande successo scenico e di costante presenza nell’editoria, da Venezia a Napoli, da Bergamo a Roma (ora nei tre volumi dell’Esi), tra il tardo Cinquecento e il primo Seicento, pur ispirandosi ai modelli classici e non ignorando le precedenti esperienze di Ariosto, Machiavelli e Aretino, hanno una loro inconfondibile originalità, per la capacità di lettura critica degli eventi storici e la sperimentazione di nuove forme teatrali. Se si considera che molte commedie cinquecentesche presentano un andamento prevalentemente narrativo e nascono da un’ispirazione del tutto letteraria, lontana dalle vere e proprie esigenze sceniche, le opere comiche dellaportiane sono agevolmente mosse da una tecnica teatrale abile e scaltrita, in cui l’arte del dialogo, del gioco linguistico e dell’onomastica “parlante” assume un ruolo decisivo ai fini della costruzione – soprattutto in sede di realizzazione registica – di uno spettacolo vivo e brillante. Le comunicazioni afferenti al Panel potranno pertanto mettere in evidenza come l’equilibrato impasto di motivi della tradizione letteraria e di spunti della commedia dell’arte, l’edonistico e arguto virtuosismo verbale, la forzatura espressionistica del linguaggio, la tecnica dell’«improvvisa», l’imprescindibile esigenza della recitazione riescano mirabilmente a convergere nella composita scrittura e nella duttile struttura della pièce dellaportiana, fino a caratterizzarne la ricca varietà dei contenuti e delle forme in un caleidoscopico, polifonico e “carnevalizzato” pastiche di elementi picareschi e moralistici, macabri e grotteschi.

 

Il teatro comico tra la fine del Cinquecento e l’età pre-goldoniana
Proponenti: Simona Morando, Università di Genova - Roberto Puggioni, Università di Cagliari - Elisabetta Selmi, Università di Padova simonamorando@yahoo.it rpuggion@unica.it elisabetta.selmi@unipd.it

Il panel intende esplorare gli sviluppi della commedia nel periodo indicato, con specifico riguardo ai contesti di elaborazione e fruizione, dalle accademie ai teatri pubblici, dai circoli aristocratici alle occasioni della festa barocca, cittadina e di corte. Sullo sfondo di un contesto culturale in cui si avverte una significativa tensione verso l’ibridazione dei generi e si afferma l’opera in musica, appare rilevante documentare la specifica vitalità della tradizione comica, testimoniata, per esempio, dalle opere di Giovambattista della Porta, Michelangelo Buonarroti il Giovane, Gianlorenzo Bernini, Anton Giulio Brignole Sale e dalla stagione più florida della seconda metà del Seicento-inizio Settecento (Maggi, Fagiuoli, Nelli e Gigli), compresa la vicenda della commedia napoletana. La drammaturgia dei comici professionisti che approda alle stampe è un altro territorio meritevole di ulteriori indagini (Giovambattista Andreini, Pier Maria Cecchini, Flaminio Scala, canovacci, testi distesi). Né si deve trascurare l’apporto al genere assicurato dalle traduzioni del teatro spagnolo e dalla prima ricezione del teatro di Molière in Italia, o l’approdo del patrimonio comico cinquecentesco alle ristampe secentesche (come per Sforza d’Oddi).  Un ambito di ricerca imprescindibile rimane, inoltre, lo sviluppo di una teoria ed apologetica teatrale comica (Andreini, Nicolò Barbieri, Andrea Perrucci).

 

La città che ride e piange tra Seicento e Settecento
Proponenti: Daniela De Liso, Università di Napoli “Federico II” - Francesco Saverio Minervini, Università di Bari “Aldo Moro” daniela.deliso@unina.it francescosaverio.minervini@uniba.it

Nell’incipit de Le città invisibili (1972) Italo Calvino leggeva nei simboli di felicità dello sterminato impero di Kublai Khan all’acme del suo fulgore l’immagine speculare dell’infelicità che incombe sulle cose terrene, pronta a trasformare il paradiso nell’«inferno dei viventi», cui alludeva nell’explicit del romanzo. La città è, dunque, luogo di riso e pianto; nei suoi confini, che possono “costringere” o “amplificare”, si consuma la parabola umana, scegliendo una direzione piuttosto che un’altra. Nella scrittura letteraria italiana i luoghi sono, infatti, spesso strettamente legati all’evoluzione di fatti e personaggi. Nel Seicento la satira contro la città come luogo di corruzione e degenerazione dei costumi si contende la scena con una produzione romanzesca e teatrale che, dal Sud al Nord della penisola, si fa spagnoleggiante e picaresca, o moraleggiante e tragica, anche in base alla città in cui personaggi ed eventi sono immaginati e costruiti. Il Settecento tra rivoluzioni, restaurazioni e speranze di futuro costruisce il mito della città progresso, che produce felicità, ed è luogo di riso, ma può trasformare quel riso in pianto sulle piazze che innalzano patiboli contro la libertà. Il panel si propone di indagare le forme narrative e poetiche in cui la scrittura letteraria fa della città luogo di riso e pianto, che nutre, nei suoi confini naturali ed architettonici, la condanna di un presente disperato e le speranze di futuro.

 

Satirici, eroicomici, burleschi: i poemi del Settecento e il comico
Proponente: Maria Chiara Tarsi Université de Fribourg, CH – Università Cattolica, Milano mariachiara.tarsi@unicatt.it

Il panel intende affrontare la ricca produzione settecentesca di poemi a vario titolo classificati come eroicomici, burleschi, giocosi o satirici: opere che, se nascono da meccanismi diversi (abbassamento del codice cavalleresco, parodia e rovesciamento del canone eroico, critica della società contemporanea, polemica politica), sfuggono però a classificazioni rigide per la frequente contaminazione di quegli stessi meccanismi e rivelano nell’elemento comico un ingrediente fondamentale comune.  Durante il Settecento si assiste infatti a una progressiva trasformazione del genere eroicomico nella direzione della critica dei costumi e a un parallelo intensificarsi della commistione fra strategie comiche e parodiche affini: in questo senso un approdo determinante è raggiunto dal Giorno di Parini. D’altra parte, accanto alla satira intesa come genere autonomo legato a una tradizione di ascendenza classica, nell’ispirazione di molta parte della letteratura settecentesca è facilmente rintracciabile un atteggiamento critico e polemico, e in questo senso la complessa realtà del poema costituisce una sede di osservazione privilegiata. Saranno dunque accolti interventi su autori, opere, episodi, noti o meno noti, ritenuti emblematici di una produzione dai contorni fluidi e mobili, ma complessivamente ascrivibile alla categoria del comico.

 

Il riso fra politica e società
Proponenti: Andrea Campana, Università di Bologna, Fabio Giunta, Università di Bologna, Edoardo Ripari Università di Bologna andrea.campana@unibo.it fabio.giunta@unibo.it edoardo.ripari2@unibo.it

Il panel si propone di indagare alcuni aspetti del comico nella letteratura italiana tra Sette e Ottocento. Specchio deforme della realtà, e allo stesso tempo strumento per appropriarsi di essa e penetrare nelle sue contraddizioni, il comico è in grado di porsi sia come denuncia politica, sia come specola per accedere alla realtà più concreta, restituendo un universo ideologico, sociale e antropologico rimasto spesso ai margini della letteratura ufficiale; il comico diviene inoltre, in una prospettiva che muove dal «basso», efficace espressione del paradosso metafisico della condizione umana. Carlo Goldoni, Vittorio Alfieri, Carlo Porta, Gioacchino Belli, Giuseppe Giusti, Giacomo Leopardi – solo per fare alcuni nomi entro i limiti cronologici qui tracciati – hanno fatto della satira politica e sociale ora un terreno privilegiato per irridere le maschere ipocrite delle convenzioni, ora un contrassegno per opporsi a un fare letterario adagiato nelle forme e nei modi di un classicismo stantio, ora un mezzo per fare riflettere in profondo e, in qualche caso, per spronare la collettività ad un rinnovamento.
Il panel si articolerà in due sessioni. La prima, dedicata al Settecento (Fabio Giunta), la seconda, dedicata all’Ottocento (Andrea Campana ed Edoardo Ripari).

 

La scena irrisa. La satira del teatro tra Sette e Ottocento
Proponenti: Marco Sirtori, Università di Bergamo – Cristina Cappelletti, Università di Verona marco.sirtori@unibg.it cristina.cappelletti@univr.it

La commedia è spesso luogo deputato alla satira di costume, dove i vizi della società contemporanea vengono messi alla berlina. I testi teatrali, commedie incluse, la prassi teatrale, ma anche il comportamento del pubblico a teatro, divengono a loro volta oggetto di satira, in particolare nel Diciottesimo e nel Diciannovesimo secolo. Ne sono esempi, di diversa tipologia, il Rutzvanscad il giovine di Zaccaria Valaresso, satira contro la passione primo-settecentesca per le tragedie grecizzanti; o in testi come Il teatro alla moda di Benedetto Marcello, in cui sono messi alla berlina i comportamenti di attori e cantanti. Il presente panel si propone di analizzare testi satirici che abbiano come oggetto il teatro coevo; oltre ai testi ora richiamati, potranno essere oggetto d’indagine, per esempio, gli articoli di giornale che satireggiano commedie e tragedie, le rime dei Granelleschi che prendono di mira il teatro di Chiari e Goldoni; gli innumerevoli testi satirici relativi al teatro d’opera, come l’Opera seria di Ranieri de’ Calzabigi, Prima la musica poi le parole di Giambattista Casti e le Convenienze e inconvenienze teatrali di Antonio Simone Sografi; ma anche i galatei dei teatri, dove ad essere satiricamente ritratti sono gli spettatori.

 

Memorie e lettere di viaggio (1790-1870)
Proponenti: Silvia Tatti, Sapienza Università di Roma - Stefano Verdino, Università di Genova  silvia.tatti@uniroma1.it stefano.verdino@unige.it

Sulla scia del panel dello scorso congresso (Scritture private) ed in affinità con il gruppo tematico RRR (Rivoluzione Restaurazione Risorgimento) si propone un’indagine sulla letteratura di viaggio del periodo, che metta a fuoco testi ed episodi di una ricca e varia fioritura nell’epoca (tra viaggiatori, diplomatici, esuli), tuttora poco esplorata nelle sue varie articolazioni. Si fa riferimento sia a libri di viaggio, sia a testi relativi al viaggio in memorie e corrispondenze edite e inedite. Campi d’indagine l’Italia (vista e scoperta dagli stessi italiani; le discussioni e polemiche italiane di rilevanti libri stranieri sull’Italia), i paesi europei, l’Oriente e il nuovo mondo.
Si propone una duplice scansione: Tra Italia e Francia, a cura di Silvia Tatti, e In Italia e nel mondo, a cura di Stefano Verdino.

 

Manzoni fra comico e ironia
Proponente: Simona Lomolino Università Cattolica di Milano simona.lomolino@unicatt.it

Forte dell’eredità pariniana e prima ancora biblica e socratica, Manzoni si pone implicitamente in dialogo con i romantici europei sul tema dell’ironia, manifestando nelle sue opere teoriche, ma soprattutto nella pratica letteraria, la capacità di far reagire il portato della tradizione classica all’interno di una visione del mondo cristiana, coniugando l'osservazione della realtà in tutti i suoi aspetti con lo spirito di carità. Convinto assertore della moralità della letteratura, l'autore non può fare a meno di porsi il problema del “come scrivere” con la viva attenzione a non attaccare, né ingannare l’interlocutore: per questo la figura retorica dell’ironia si sfronda, nelle sue pagine, del mero intento distruttivo per assumere una funzione educativa nei confronti di un lettore che deve essere posto nella condizione di comprendere e giudicare.
Pertanto, si propone un’indagine sulle tracce del comico e dell’ironia e dell'autoironia a livello lessicale, narrativo, strutturale, di caratterizzazione dei personaggi, che ponga in evidenza la sua capacità di sostenere sia il comico sia il tragico; d’altra parte, si invita a ripercorrere anche la filigrana ironica di alcuni luoghi significativi delle opere teoriche, che consentono al lettore e al critico di cogliere con maggior profondità e ricchezza le tracce con le quali l’autore indirizza l’interlocutore verso la verità, anche alla luce dei modelli che Manzoni riconosce e supera.

 

«Così per celia in Francia un re fu ucciso». Ridere della rivoluzione nel lungo Risorgimento italiano
Proponente: Alessandro Pecoraro Università di Firenze alessandro.pecoraro@unifi.it

Negli studi intorno alle declinazioni del comico negli ultimi secoli della letteratura italiana, non si è trascurato di indagare la satira politica che, come è ovvio, include in sé la fenomenologia dei suoi usi nei riguardi delle rivoluzioni (emblematico il caso dell’Alfieri misogallico), quale che sia lo scopo che esse si prefiggono e i risultati a cui approdano. È tuttavia da rilevare come a tutt’oggi sia mancata una considerazione più ampia della scrittura comica adoperata per trattare delle rivoluzioni che, all’interno o all’esterno della Penisola, hanno coinvolto attivamente le armi o le opinioni degli italiani. D’altronde, rimangono piuttosto trascurati i casi in cui, anziché in funzione di dileggio, il comico è stato adoperato manifestando adesione agli eventi rivoluzionari stessi. Da un’indagine ad ampio spettro sull’incontro tra il linguaggio del comico e le questioni che scaturiscono dalle rivoluzioni politiche del periodo risorgimentale si potrebbe ricavare un’immagine più sfumata e ricca dell’interazione tra questi due poli, il comico e la rivoluzione, che superi l’esclusivo rilievo dato finora alla satira politica, indagata a fondo in quanto ne costituisce effettivamente la manifestazione più eclatante e comune. Le proposte di intervento potranno dunque considerare anche: a) espressioni comiche di letterati italiani, rintracciabili nelle loro opere o nei carteggi, che facciano esplicito riferimento ad eventi rivoluzionari; b) opere letterarie italiane collocabili nella tradizione comica nelle quali eventi rivoluzionari, reali o fittizi, svolgano una funzione rilevante (nello sfondo o in primo piano, per così dire) come elemento strutturante della trama, stimolo all’invettiva, spunto lirico ecc.; c) opere o parti di opere letterarie che servendosi del comico alludano, magari anche attraverso procedimenti allegorici, a vicende rivoluzionarie. Eventuali proposte che, in riferimento ai termini cronologici in questione, formulino ulteriori declinazioni dell’interazione tra scrittura comica ed eventi rivoluzionari si potranno tenere in considerazione al momento della selezione.

 

Il laboratorio scapigliato: tra letteratura, arte e scienza
Proponente: Carla Riccardi Università di Pavia carla.riccardi@unipv.it

A partire dagli anni Sessanta l’attenzione verso gli autori scapigliati è progressivamente cresciuta arricchendo la bibliografia critica e contribuendo a definire meglio i contorni non sempre netti di questo fenomeno letterarioibrido, che si sviluppa nel delicato momento storico di passaggio dalla fase acuta del Risorgimento al post-Risorgimento e che assomma diverse tendenze letterarie, anche straniere, nel tentativo di porre le distanze dalla tradizione. Accomunati da una condivisa ribellione all’ordine costituito (politico, sociale ma soprattutto culturale), i protagonisti della Scapigliatura sono sensibili all’idea di un’arte “totale”, capace di legare le modalità espressive di letteratura, pittura e musica, e sono attratti, seppur con sentimenti ambivalenti, dalla scienza contemporanea, presente nelle loro opere con le numerose figure di medici, anatomisti, scienziati e con le descrizioni di pratiche scientifiche. Il panel si propone quindi come spazio di riflessione relativa alla produzione della Scapigliatura declinata nelle sue diverse forme, privilegiandone prospettive non ancora pienamente indagate. Entrando nel laboratorio degli scapigliati, gli interventi dovranno esaminare i motivi e i processi scrittori dell’opera scapigliata soffermandosi sugli aspetti filologici, storico-letterari e culturali che li caratterizzano.

 

Alle radici del rinnovamento poetico italiano tra Otto e Novecento: teoria e pratica della traduzione letteraria
Proponente: Gianfranca Lavezzi Università di Pavia lavezzi@unipv.it

Il dialogo con le letterature straniere, in particolar modo con quella francese e quella anglo-americana è fondamentale nell’ambito del profondo rinnovamento (tematico, linguistico, metrico e stilistico) della poesia italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Basti pensare, a titolo di esempio, alla centralità dell’esperienza del simbolismo francese nella riflessione di Marinetti o di Lucini, o alla rilevante presenza del modello whitmaniano, che arriva almeno fino a Cesare Pavese. In questo contesto, la traduzione poetica rappresenta una fonte molto importante di stimoli creativi e di arricchimento letterario; quindi, un esame approfondito delle traduzioni italiane di quegli anni può contribuire a meglio comprendere le radici del successivo rinnovamento poetico novecentesco. Affrontando il tema della traduzione poetica sia da un punto di vista teorico sia attraverso lo studio di casi concreti, il panel si propone di tracciare un quadro più dettagliato del fertile clima culturale e letterario italiano nel passaggio tra i due secoli.

 

Riso, comico e tragico nel romanzo modernista italiano
Proponente: Maurizio Capone Università di Macerata maurizio.capone27@gmail.com

Spesso, parlando di romanzo modernista, categoria in via di assestamento nella critica italiana, si pensa a opere che rappresentano tragicamente la vita che si svolge in interiore homine. In effetti, la genealogia moderna del tragico, partendo da Leopardi transita nel tardo Ottocento per De Roberto e nel modernismo soprattutto per Pirandello. Tuttavia, se autori come Tozzi e Borgese (nemmeno i romanzi di Moravia sono privi di comicità) sono invero tragici modernisti i cui personaggi assumono una Stimmung univocamenteseria e drammatica, al contrario scrittori come Pirandello, Svevo e Gadda si servono anche del riso, benché in modi diversi. Pirandello condivide con Leopardi l’idea che il riso è demoniaco (nella novella La giara parla di «gaiezza mala dei tristi») e rivela l’insensatezza della vita; per converso, lo Zeno di Svevo, alla fine, sa sorridere sternianamente alla vita e alla malattia; per Gadda il comico e la parodia sono mezzi per conoscere il «gliuommero» del mondo, di cui il riso mostra polifonicamente la realtà plurima. A volte i procedimenti comici generano risate, in altri casi solo un sorriso, altre volte ancora il riso è amaro, beffardo, sarcastico, malinconico. Comunque, tutti questi effetti sono riconducibili alla categoria del “comico”.
Sono richiesti contributi che mettano in luce i diversi meccanismi del riso e gli elementi comici (o il rifiuto di questi, propendendo per l’assoluta tragicità) adottati nei romanzi modernisti italiani di primo Novecento.

 

Collane e periodici umoristici e satirici: «Classici del ridere» e riviste ispirate al “comico”
Proponente: Maria Panetta Sapienza Università di Roma mpanetta75@libero.it

Il titolo del panel che si propone trae ispirazione da una delle più note collane editoriali della Casa editrice fondata a Modena nel 1908 da Angelo Fortunato Formiggini (1878-1938), editore di origini ebraiche noto sia per il suo drammatico suicidio, causato dalle leggi razziali, sia per il particolare carattere da lui impresso a molte delle sue pubblicazioni, ispirato alla cosiddetta “filosofia del ridere”. Nel panel ci si propone di analizzare pubblicazioni e collezioni editoriali che racchiudano testi comici, umoristici, satirici, parodie etc., ovvero tipologie testuali non catalogabili come “serie”, nell’accezione desanctisiana.
I «Classici del ridere» (1912) formigginiani (poi ristampati da Bietti) ne sono un fulgido esempio, per quanto concerne le collezioni editoriali, includendo opere di autori quali Plauto, Petronio, Boccaccio, Bandello, Berni, Rabelais, Folengo, G. C. Croce, Tassoni, Bruno, Voltaire, Porta, Belli, Trilussa, Sterne etc. Invece, per quanto riguarda i periodici, sarebbe interessante analizzarne alcuni di impianto umoristico (e spesso d’ispirazione politica) quali il quotidiano satirico «L’Arlecchino» (1848), la rivista satirica «Fischietto» (1848), «Lo spirito Folletto» (1848), «Il Diavoletto» (1848), «Pasquino» (1856), «L’Uomo di pietra» (1956); a parte i noti «Capitan Fracassa» (1880) e «Guerin Meschino» (1881), il «Mondo umoristico» (1890), «Il Travaso delle idee» (1900), «Il Becco giallo» (1924), «Marc’Aurelio» (1931), «Bertoldo» (1936), «Candido» (1945) etc.

 

Come ridevano: avanspettacolo, rivista e varietà nel primo Novecento
Proponente: prof.ssa Simona Costa Università di Roma Tre simona.costa@uniroma3.it

Il Panel si inscrive nell’ambito delle indagini relative alle forme teatrali novecentesche che, al confine tra parodia, satira, divertissement,sono state declinate in diversi generi, dal varietà alla rivista, dal café chantant all’avanspettacolo. Tali rappresentazioni, in parte legate alle avanguardie primo novecentesche e dal successo relativamente breve – dagli anni ’90 dell’Ottocento agli anni ’60 del Novecento –, specie tra gli anni venti e trenta ebbero un momento di grande diffusione, come riflette la stampa dell’epoca. Il rapporto tra avanspettacolo e rivista, il ruolo centrale della figura dell’autore-attore e lo sperimentalismo linguistico dispiegato si rivelano oggi un campo d’indagine estremamente ricco di spunti e suggestioni, non ancora del tutto esplorato. Per la giusta collocazione storiografica e letteraria di un fondamentale capitolo, troppo a lungo ritenuto minore, della letteratura teatrale italiana, occorre dunque rivisitare non solo i testi, ma anche i protagonisti di queste particolari proposte, anche tramite una ricognizione di documenti conservati negli archivi privati e pubblici, che comprendono carte di lavoro, epistolari e biblioteche d’autore, dal cui pieno recupero potrà scaturire un utile e stimolante quadro dialettico. Punti di riferimento saranno poeti, attori, giornalisti e intellettuali che hanno preso parte, con ruoli diversi, a questo generale spirito di rinnovamento: da Rocco e Michele Galdieri a Ettore Petrolini, da Luciano Folgore a Totò, da Macario ad Achille Campanile.

 

Il tópos dell’alba: sue ricezioni nella letteratura del Novecento
Proponente: Adriana Passione, Liceo Statale “Eleonora Pimentel Fonseca” Napoli adriana.passione.prof@gmail.com

Il panel si incentra sul tòpos dell’alba e, a partire dalla duplice consistenza di tema e genere che gli è propria in ambito letterario, mira a illustrarne l’intrinseca natura bifronte, per la quale l’alba è contemporaneamente il momento del sorgere del sole e del dissolversi dell’oscurità notturna, indica  inizio del giorno e fine della notte e pertanto è allusiva tanto alla rinascita che alla morte.
Attraverso  due piani di lavoro,  quello strettamente conoscitivo (l’indagine del tòpos condotta tanto diacronicamente che sincronicamente, la ricognizione testuale e il riconoscimento delle possibili variazioni del tema) che quello metodologico, si è condotta un’attenta disamina della presenza del tòpos nella produzione letteraria del Novecento, nel tentativo di riscontrare all’interno di un modello storicamente fondato ciò che lo ha reso specifica manifestazione della poetica di  un determinato autore. La sfida è stata quella di “ distinguere tra i materiali culturali, res nullius, e il loro rinnovamento in un'opera d'arte, tra gli archètipi, o gli schemi ricorrenti, e la loro realizzazione nella struttura funzionale di un'opera, tra codici culturali e valori poetici” (D’Arco Silvio Avalle, Fonti, archètipi, modelli, 1990).  Nel porre un fermo rifiuto a un  accostamento ai testi di natura puramente impressionistica, si è cercato di dare spazio e voce alla comunità scolastica intesa come comunità interpretante in quanto preventivamente sostenuta dalla condivisione di un metodo, o approccio critico, di natura stilistica.

 

Le forme del comico in Palazzeschi
Proponente: Irene Gambacorti Università di Firenze irene.gambacorti@unifi.it

Il panel si propone di approfondire le diverse sfaccettature del comico nell’opera di Palazzeschi, le sue scaturigini, le sue peculiarità tematiche e stilistiche, anche in rapporto con esempi e modelli del genere umoristico precedenti o coevi. La vena umoristica attraversa quasi tutta la vasta produzione dello scrittore, dalla seconda parte di :riflessi (1908) e dalle poesie dell’Incendiario (1910)fino a Storia di un’amicizia (1971), con significative comparse anche in romanzi di tono apparentemente lontano (I fratelli Cuccoli, oRoma), e pieno dispiegamento in veri capolavori del genere, da Sorelle Materassi al Palio dei buffi, al gioioso edonismo istintuale di Bestie del 900. L’esclamazione «E lasciatemi divertire!», dalla poesia omonima dell’Incendiario, gli è stata spesso cucita addosso come facile quanto impropria etichetta di candida felicità inventiva e ingenuo estro fantastico, non senza suo fastidio. Ma la risata affonda le radici in un grumo di dolore disperato, come ricorda nel 1958 la Premessa alle Opere giovanili mondadoriane, ma come già tematizza il Controdolore. L’umorismo diventa liberazione e salvezza («Invece di fermarsi nel buio del dolore, attraversarlo con slancio, per entrare nella luce della risata», nel manifesto del 1914), e insieme gesto di infrazione e sconvenienza, di sovversione e protesta, di libertà, che supera il clima delle avanguardie storiche per propagarsi (dal Codice di Perelà all’Interrogatorio della Contessa Maria,ai Lazzi, frizzi, schizzi, girigogoli e ghiribizzi, a Stefanino), attraverso un irridente salutare esercizio ironico e autoironico, nei più grigi e paludati territori del panorama narrativo novecentesco.

 

Comico, ironia, humour in Italo Calvino
Proponente: Cinzia Gallo – Università di Catania  cinziagll@virgilio.it

La riflessione sul comico rappresenta un momento importante nella produzione saggistica ed artistica di Italo Calvino. In Definizioni di territori: il comico, per esempio, egli  ne fa una questione di «metodo, […] di rapporto col mondo», prendendo, al contempo, le distanze dalla satira; nelle Lezioni americane. Leggerezza, considera l’humour «il comico che ha perso la pesantezza corporea […] e mette in dubbio l’io e il mondo e tutta la rete di relazioni che li costituiscono». Queste asserzioni guidano i suoi giudizi su autori e testi della tradizione letteraria e caratterizzano la sua pratica di scrittore.  Il significato del  lato comico / umoristico dei lavori di Calvino, difatti, è stato evidenziato da Asor Rosa, B. Falcetto, L. Clerici, mentre McLaughlin ha scorto, nel Barone rampante, «a sophisticated parody of the poetics of the early English moralising novel as practised by Richardson and parodied by Fielding». Se, poi, in questo romanzo, così come ne Il visconte dimezzato, è possibile intravedere l’influsso dell’ironia ariostesca, nelle Cosmicomiche la particolare prospettiva umoristica sottolinea la piccolezza dell’uomo nell’universo. Il panel si propone di analizzare  forme, funzioni, procedimenti del comico in Calvino nonché i  rapporti  con  quelli di autori postmoderni.

La letteratura nella Wunderkammer di Edoardo Sanguineti: uno sguardo comico
Proponente: Clara Allasia (Università di Torino) clara.allasia@unito.it

Il panel è articolato in due diversi momenti, strettamente connessi fra loro, dedicati all’esperienza torinese della Sanguineti’sWunderkammer, progetto che prende le mosse dall’archivio lessicografico raccolto da Sanguineti a Torino ecomposto da molte migliaia di schede frutto della onnivora lettura di classici ma, anche, di quotidiani, periodici e riviste di ogni genere. Si tratta di un archivio di eccezionale rilievo perchél’attività lessicografica di Sanguineti influenza in modo diretto la sua opera di poeta, di prosatore e di critico. Al lavoro su questo archivio si sono affiancati numerosi ritrovamenti: tre lezioni sul montaggio narrativo e cinematografico tenute nel 2004, la tesi di laurea ritenuta dispersa e una trentina di filmati e registrazioni radiofoniche emersi dagli archivi di TecheRai. Il progetto Sanguineti’sWunderkammer si sta sviluppando in differenti direzioni: quella qui proposta è una rilettura in chiave «bassa e comica» che,dalla parte più «intimidatoria» della nostra letteratura, va fino alla contemporaneità: da Dante a Giovanotti, da Boccaccio a Scarpa, la schedatura di Sanguineti non è mai immune da uno sguardo che va oltre l’attestazione lessicografica per farsi, attraverso «l’uso e il riuso» della parola in chiave contenutistica, immediatamente letteratura.

La seconda parte del panel, coordinata da Carla Sclarandis (Adi-Sd), si propone di illustrare le modalità in cui l’esperienza di Sanguineti’sWunderkammer è stata fatta propria dal mondo della scuola grazie ad Ariosto fra gli specchi del Novecento, uno dei treprogetti in cui si articola Tre motivi per dire Novecento. Compita 2.0 (Bando MIUR), al quale Sanguineti’sWunderkammer in parte si sovrappone. Attraverso un percorso iniziato con le Letture Furiose dello scorso anno, si è cercato di declinare una rilettura della tradizione utilizzando i prismi ariostesco e sanguinetiano. Perché Ariosto, e non è un caso che sia proprio Sanguineti a ricordarcelo, è «perno decisivo» della nostra letteratura che «vi ruota attorno per intiero, come intorno al suo sole necessario».Un “sole” di cui, per esempio, Calvino subiva il fascino scorgendone poi il riflesso perfino in un romanzo resistenziale dalla inequivocabile tensione tragica quale Una questione privata di Fenoglio. Queste sovrapposizioni meritano una riflessione attenta in chiave didattica sui percorsi di lettura che la scuola è urgentemente chiamata a individuare fra gli autori del secondo Novecento e contemporanei.

 

Gruppo tematico “Studi di genere nella letteratura italiana”
Alba de Céspedes a vent’anni dalla morte

Proponente: Annalisa Andreoni, Università IULM di Milano annalisa.andreoni@iulm.it

Quest’anno cade il ventennale della morte di Alba de Céspedes, avvenuta a Parigi il 14 novembre 1997. È un’occasione per rileggere in prospettiva critica la sua opera narrativa e poetica, che ha attraversato il Novecento dagli anni Trenta agli anni Settanta. L’uscita del Meridiano curato da Marina Zancan, nel 2011, ha segnato l’inizio di un nuovo interesse nei confronti di questa autrice, una delle più cosmopolite del nostro Novecento. Cubana per parte di padre, immersa fin dall’infanzia nella cultura francese, soggiornò per anni negli Stati Uniti e dalla fine degli anni Sessanta scelse di risiedere a Parigi, adottando il francese come lingua creativa. Intellettuale impegnata, dopo aver partecipato alla Resistenza fondò e diresse la rivista “Mercurio”, un punto di riferimento della cultura italiana del secondo Dopoguerra. Il panel è aperto a ogni contributo di carattere biografico e critico volto a mettere in luce aspetti nuovi della sua figura di scrittrice.

 

Ennio Flaiano: le forme della satira
Proponente: Marino Biondi Università di Firenze marino.biondi@unifi.it

Il panel si propone di indagare la figura di Ennio Flaiano, riconosciuto maestro e ormai archetipo del linguaggio satirico in Italia, nella cultura nazionale, comprensiva della letteratura ma anche del giornalismo, delle scritture cinematografiche e teatrali, fino a quella disponibilità di commentare quasi giorno per giorno il volume della vita propria e delle vite altrui, fedele a uno dei suoi principi basilari, vero postulato del suo esistenzialismo, che la vita di ciascuno fosse fatta di poche istantanee memorabili e di un lento trascorrere di tempo teso a fare massa, a fare semplicemente volume. Questo volume delle sue scritture vorremmo sfogliare, rileggere, analizzare, operando anche una sorta di costante rilevazione sulle mutazioni profonde che la scrittura letteraria subisce in questo autore, per il quale il racconto non è più racconto, né il romanzo è più solo romanzo. Lo scrittore pescarese si autodefinì autore satirico minore di una tarda era imperiale, tarda e decadente. Il comico, le varie sfumature e gradazioni del suo umorismo, rispecchiano pertanto un lungo declino di civiltà e di storia. Melanconico controcanto della decadenza. Flaiano è stato sfruttato intensivamente nel gergo dell’aforisma, della battuta breve e fulminante, a citabilità continua, ma anche se non possiamo negargli questo genio, questa irresistibile indole, riteniamo che lo scrittore abbia uno spessore superiore e una statura di classico moderno.

 

Comicità al femminile nel teatro del Novecento e degli anni Duemila
Proponente: Giulia Tellini Università di Firenze giuliatellini@hotmail.com

Da Natalia Ginzburg a Dacia Maraini, da Franca Rame a Franca Valeri, da Anna Marchesini a Cristina Comencini; solo per citare alcuni dei nomi più noti: l'ampio ventaglio di rappresentanti della comicità al femminile nel teatro del Novecento e degli anni Duemila va da scrittrici che hanno dedicato parte della loro attività alla produzione di commedie (come Natalia Ginzburg o Dacia Maraini) per arrivare ad attrici-autrici, di teatro e di televisione, come Franca Rame, Franca Valeri, Anna Marchesini, fino a una regista-autrice, di teatro e di cinema, come Cristina Comencini. Nonostante l'Associazione Culturale «Il Teatro delle donne», fondata nel 1991, abbia contribuito alla catalogazione online di più di mille testi di autrici nazionali di teatro, nell'Italia del xxi secolo, le donne che si sono dedicate al teatro comico-satirico sono molte e in gran parte poco conosciute o non abbastanza studiate. Si intende, tuttavia, dare spazio anche ad autori teatrali di sesso maschile, purché analizzati in quanto ideatori di personaggi femminili coinvolti in testi teatrali o comici o umoristici.  

 

Scrivere per la scena e per il set. Ri-scritturae transcodificazione tra teatro, cinema e televisione
Proponente: Annalisa Castellitti Università di Napoli “Federico II” annalisa.castellitti@unina.it

Il panel si pone l’obiettivo di analizzare i rapporti che intercorrono tra diversi linguaggi espressivi nel processo di adattamento teatrale, cinematografico o televisivo di opere letterarie.
La stretta relazione che a partire dal Novecento si è stabilita tra letteratura, teatro, cinema e televisione, rende necessaria l’attivazione di un’attenzione speciale verso tale interscambio, al fine di evidenziarne le interferenze – fedeli e meno fedeli  – nella scelta autoriale di rivisitare, tradurre o riappropriarsi della versione letteraria. Attraverso lo studio di singoli protagonisti e testi, si affronteranno alcune problematiche legate alla scrittura per la scena e per il set tra XX e XXI secolo e sarà possibile, in questo modo, attuare un confronto tra le opere analizzate (classici, fiabe, romanzi, drammi, commedie) e le loro rispettive trasposizioni cinematografiche o televisive.
Si potrà rifletterà, dunque, su determinati aspetti, quali ad esempio le differenze tra un’opera letteraria, un testo teatrale e uno sceneggiato televisivo o tra un film e un cortometraggio, per poi soffermarsi sulle tecniche di scrittura e sulle indicazioni di regia, sulla funzione nella produzione audiovisiva delle didascalie e della musica, nonché sui legami tra letterati e registi.

           

Comicità e dissenso: affermazioni e negazioni della bellezza nella letteratura moderna e contemporanea
Proponente: Antonello Fabio Caterino, Università della Calabria antonellofabio.caterino@unical.it

Il rovesciamento del canone, ovvero la sua alterazione, è alla base del meccanismo d'innesco del comico. A volte, a fronte di un apparente rifiuto della norma, v'è semplicemente il desiderio di sperimentare altri registri stilistici, giustapponendoli ai più gravi a disposizione del letterato. Altre volte, invece, si sente proprio l'esigenza di trasgredire dal succitato canone, esprimendo un dissenso ideale (o ideologico) anche dal punto di vista retorico. Nulla, in tal senso, è più canonico ed esemplare del concetto di bello.
Il panel nasce nell'ottica dei cosiddetti studi sul dissenso (nel caso specifico letterario), da alcuni studiosi interessati ad approfondire i prodotti delle loro ricerche da un punto di vista multidisciplinare, appoggiandosi a discipline sorelle quali la teoria dei generi letterari e la storia intellettuale. Saranno bene accette le proposte di comunicazione che vorranno prendere in esame testi “ambigui” o difficilmente collocabili all'interno di una sicura definizione letteraria.

 

Traduzioni, rielaborazioni, interferenze fra generi e codici: quando l’aemulatio ‘tradisce’ il modello
Proponente:Francesca Favaro, Università degli Studi di Padova francesca.favaro@unipd.it

Il Panel si propone di indagare gli esiti in cui si può realizzare l’emulazione di un modello letterario (che esso venga tradotto, rielaborato, colto come semplice spunto); nonostante i propositi di una conclamata fedeltà (o, all’opposto, in ottemperanza a un altrettanto conclamato desiderio di infedeltà) ogni ripresa del testo conduce infatti a una mutata identità: alla perdita, e alla conquista, di qualcosa. Particolarmente fecondi risultano gli ambiti in cui la traduzione si affranca dal modello fino a scivolare gradualmente con la creazione poetica originale; o i casi di attraversamento dei generi, lungo il filo conduttore di un motivo poetico che, traslato altrove, si metamorfosa. I risultati fatalmente innovativi di tali feconde rivisitazioni – spesso, peraltro, contaminanti o distorcenti, in senso sia positivo sia negativo – determinano una screziatura di timbri, depositata su di uno stesso modello, variamente recuperato: all’analisi di alcuni esempi di tali rimodulazioni (dal tragico al comico o viceversa, dall’elegiaco al tragico…) si volge dunque la proposta di questo Panel.

 

Riso e tragedia
Proponente: Giancarlo Guercio Università di Salerno giancarlo.guercio@gmail.com

È ben noto che i generi della tragedia e della commedia afferiscono, per semantica ed estetica, ad ambiti diversi; purtuttavia, il confine tra i due generi è a volte labile e non sono poche le situazioni che presentano aspetti tragici o drammatici in vicende comiche e risvolti comici intrinsecamente abbinati ad azioni drammatiche o tragiche. Già Aristotele nella Poetica definisce il comico come deformazione, una particula del brutto; le riflessioni si affinano con Bergson, Freud e Pirandello, per i quali la semantica del riso acquista il suo valore proprio nella condizione etica dell’individuo. Freud non a caso parla di riso come elemento perturbante o come motto di spirito. A questo proposito è suggestiva una riflessione di Alfredo Civita secondo il quale «il sentimento perturbante confina con il riso in un punto in cui le due cose si confondono; una valorizzazione comica può sempre trarre divertimento da ciò che è in grado di suscitare l’angoscia [...] » (A. Civita, Teorie del comico, 1984). Il panel intende quindi rintracciare i segni del comico nelle opere letterarie che appartengono al genere o agli stili del tragico, proponendo una rilettura (o una lettura trasversale) di autori, testi e esempi artistici che sia capace di cogliere il valore più complesso del riso, avulso dal suo più diretto contesto del comico.

 

Ludico dissenso: il potere eversivo del comico
Proponente: Sara Laudiero Università di Torino sara.laudiero@unito.it

Il comico che irride il potere, schernisce, demistifica e fustiga chi lo detiene con autoritarismo, arbitrio e ottusità. Il comico come resistenza, slancio vitalistico del popolo di cui l’autore si fa interprete e portavoce, assolvendo il riso a una finalità collettiva, quella funzione sociale di «castigo» secondo l’analisi bergsoniana, che in questo caso trova nell’insofferenza e nell’opposizione al potere il suo principale alimento. Il panel intende analizzare la carica eversiva del comico e i suoi caratteri di continuità tra Seicento e Novecento, dalle forme esplicite della libellistica e della scrittura parodica all’implicita e mordace ironia che trapunta le pagine dissacranti di opere non non espressamente satiriche eppure dissidenti.

 

Metamorfosi e metafisiche del buffone
Proponenti: Manuele Marinoni, Università di Firenze - Matteo Basora Università di Macerata manuele.mar@virgilio.itm.basora@hotmail.it

Il panel intende offrire spazio su ampia scala cronologica e tematiche alla fenomenologia del buffone. Dalla presenza di soggetti comici reali nelle corti e negli spazi mondani, antichi e moderni, sino alle filosofie oscure di buffoni infernali, si intende approfondire, attraverso precisi strumenti critici ( produzione letteraria, documentaria, artistica), il ruolo, la metamorfosi, la metafisica e l’ontologia di queste figure al margine, sospese tra ilarità e tragedia, aporetica leggerezza e naturalistica gravità.