Congressi Adi:2017

Le forme del comico - panel approvati 1/2 [proposte da inviare entro il 24.06.2017]

XXI Congresso dell'ADI, Associazione degli Italianisti

§ Dalle Origini al Cinquecento

 

Ordine e disordine nella «Commedia»
Proponente: Nicolò Mineo Università di Catania nicolomineo@yahoo.it

Nella Commedia l’ordine è l’insieme di assetto universale della creazione, di regole cosmiche, regole storiche, regole della vita individuale. Il discorso sull’ordine muove da fondamentali indicazioni relative alla creazione e alla prima colpa. Dalla superbia degli angeli ha origine il disordine.

 

Rima e intertestualità tra Due- e Cinquecento
Proponente: Federico Di Santo Freie Universität Berlin federico.disanto84@gmail.com

Nell’arco del secolo scorso si assiste a un progressivo approfondimento nell’analisi di uno dei fenomeni metrico-stilistici caratterizzanti la poesia occidentale: la rima. Da una sua iniziale concezione prevalentemente fonica si passa dapprima, nei formalisti russi, allo studio delle sue implicazioni ritmiche, e poi all’analisi dei suoi valori semantici, soprattutto con i fondamentali contributi di Wimsatt, Jakobson e Lotman. Muovendo da tali premesse, gli ormai “classici” studi di Segre e Contini hanno dimostrato come la rima sia fattore privilegiato di intertestualità e memorabilità. Tuttora aperto a ulteriori sviluppi è inoltre lo studio della relazione fra rima e musica. Valorizzando la pluralità di prospettive che emerge dall’intreccio di tali linee di interpretazione, il panel intende indagare per campioni particolarmente rappresentativi le implicazioni metrico-stilistiche, storico-letterarie e teoriche dell’uso della tecnica rimica, focalizzandosi su momenti fondanti per la sua codificazione e poi sulle premesse della sua crisi tra Due- e Cinquecento. Si predilige un approccio multidisciplinare alla questione, che tenga conto della reciproca interazione tra i molteplici livelli del testo poetico coinvolti. Il panel si inscrive in un più ampio progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea attraverso una Marie Skłodowska-Curie action.

 

Filologia e maschera comica nell’umanesimo
Proponenti: Loredana Chines, Università di Bologna – Paola Vecchi, Università di Bologna loredana.chines@unibo.it paola.vecchi@unibo.it

La circolazione e la ricezione dei testi teatrali di Plauto e di Terenzio, di Aristofane (ma anche il Marziale degli epigrammi) fra la metà e il finire del secolo XV furono determinanti non solo per veicolare nuovi paradigmi di lingua, di stile, di elegantia, ma per la nascita di nuove prospettive ermeneutiche e conoscitive, preparando ad un tempo la grande stagione della rinascita cinquecentesca del genere comico. Il senso della maschera, del doppio, della teatralità dell’esistenza, del fluire metamorfico del reale, si annida nelle opere di tanti umanisti (si pensi solo ad Alberti, Pontano, Codro, Beroaldo, Poliziano, fino a Machiavelli e Ariosto) che leggono, copiano, emendano, commentano i testi dei classici comici, assimilandone a fondo lessico, temi, movenze che rivivono nella tessitura originale delle loro opere creative.
I sales e la lepiditas dei poeti comici e festivi divengono allora una componente irrinunciabile della formazione dell’umanista nelle parole e nei gesti, nell’esperienza del testo e in quella del vivere sociale, consacrando la centralità sapienziale del motto di spirito e delle arguzie  (affine, per altri versi, alla tradizione delle facezie e della novellistica). La tradizione umanistica manoscritta e a stampa dei testi comici presenta poi, in molti casi, un corredo iconografico che consente di cogliere uno spazio “visivo” della teatralità e di “scelte di regia” in rapporto dialogico e dinamico col testo tramandato.

 

Gruppo tematico “Rinascimento”
Ridere con l’epica cavalleresca: licenza e censura del sorriso nel poema in ottave tra Quattro e Cinquecento
Proponenti: Michele Comelli, Università di Milano - Franco Tomasi, Università di Padova  michele.comelli@unimi.it franco.tomasi@unipd.it

Il panel si propone di indagare la dialettica e le intersezioni tra dimensione comica e dimensione epica nel poema in ottave in Italia tra Quattro e Cinquecento, con apertura anche alla successiva codificazione del genere eroicomico. Se la rinascita aristotelica di metà Cinquecento portò infatti a una rigida codificazione del genere eroico, che mise al vaglio, attraverso la tassativa quanto ampia categoria di “decoro”, l’intera tradizione volgare ma anche classica, resta evidente che tra Quattro e inizi Cinquecento la convivenza tra elementi comici ed epici sia una sorta di patrimonio genetico irrinunciabile di marca italiana, che diede vita alle più diverse declinazioni: da Pulci, Boiardo, Ariosto, Aretino, Folengo, e i loro epigoni, agli stessi sperimentatori di un poema eroico “regolare” (Trissino, Alamanni, Giraldi, Bolognetti, Bernardo e Torquato Tasso), la dialettica tra dimensione comica e dimensione epica si configura come una costante (da accogliere, sviluppare o rifiutare) intrinseca al poema in ottave.
Il panel, dunque, è aperto a interventi che affrontino i seguenti temi: 1. Il rapporto tra elemento comico ed epico all’interno dei singoli poemi; 2.  La figura del cavaliere cavalleresco e le sue metamorfosi parodiche; 3. Il rapporto tra comico ed epico all’interno dei trattati di poetica; 4.  La declinazione comica di topoi della tradizione epica (all’interno di singole opere o nel confronto tra opere diverse).

 

Gruppo tematico “Rinascimento”
Forme del contrasto amoroso nella lirica italiana

Proponente: Claudia Berra, Università di Milano  claudia.berra@unimi.it

Il panel intende ospitare tre (o più, nel caso le proposte meritevoli fossero numerose) interventi che prendano in esame esempi del genere contrasto nella lirica italiana dal Duecento in poi. Il campo sarà ristretto all’ambito amoroso, anche se sarà possibile proporre contributi su declinazioni diverse da quella più diffusa, che prevede il dialogo tra una donna e il suo amante. Attraverso le comunicazioni, che si auspica possano coprire un periodo abbastanza ampio, si potrà avviare una riflessione sul genere del contrasto amoroso nella letteratura italiana, sulle sue costanti, le sue specificità e la sua evoluzione, sui suoi rapporti con altre tradizioni letterarie e con altri generi (ad esempio la bucolica, il teatro, le tenzoni poetiche, altre forme dialogate), ma la considerazione di aspetti formali, come marche dell’oralità e tratti linguistici connotati localmente e socialmente, di dinamiche intertestuali ed elementi contenutistici potrà offrire spunti per una riflessione più ampia, su componenti dialogiche, interferenze comiche, sviluppi in senso narrativo e teatrale nella lirica amorosa, e permetta di aprire una finestra sulla rappresentazione di ambienti sociali e rapporti tra i sessi nella nostra letteratura. Il panel si propone anche come occasione per offrire visibilità a testi solitamente poco frequentati e a ricerche in atto, specialmente di carattere filologico, che potranno consentire di mettere a fuoco particolari problematiche legate al genere letterario.

 

‘Riscritture comiche’ nella commedia del Cinquecento
Proponente: Maria Cristina Figorilli Università della Calabria mcfigorilli@tin.it cristina.figorilli@unical.it

Il panel si propone di tornare a riflettere sulle diverse tipologie di riscrittura comica rintracciabili nella commedia del XVI secolo, un genere che sembra porsi come spazio privilegiato delle diverse pratiche della riscrittura. E non è solo questione di riscrittura dei modelli comici dell’antichità e dei materiali narrativi e novellistici (di diversa provenienza, non solo decameroniana). È anche una questione di riscrittura dei codici della cultura ‘alta’. Quindi, a titolo solo esemplificativo, si può andare dalla riscrittura dei codici della lirica (basti pensare al riuso parodico del petrarchismo) a quella dei lessici dei diversi saperi della tradizione (si pensi alla parodia del neoplatonismo presente nella Calandra del Bibbiena), a quella dei linguaggi tecnici e settoriali (si pensi alla riscrittura parodica del linguaggio medico nella Mandragola). Sempre in quest’ottica, di notevole interesse appare anche il caso particolare in cui il genere ‘riscrive se stesso’, nel senso che alcune commedie, soprattutto della seconda metà del secolo, mettono in atto consapevoli operazioni di riscrittura parodica degli schemi convenzionali dei modelli primocinquecenteschi. Gli interventi dovranno presentare casi concreti e interrogarsi su strategie e modalità che guidano le operazioni di riscrittura.

 

Il riso in scena: le declinazioni del comico nella commedia italiana del Cinquecento
Proponente: Milena Montanile Università di Salerno mmontanile@unisa.it

Nel Cinquecento si assiste ad una vera e propria esplosione del genere comico; e non solo di commedie regolari, ma anche di forme irregolari di spettacolo (dalla commedia burlesca alla farsa). Determinante per gli autori comici fu soprattutto il bisogno di confrontarsi con la regola, sperimentando trame e situazioni in gran parte debitrici di fonti diverse, dalla novellistica di Boccaccio e di altri scrittori in volgare alla rielaborazione di temi popolareggianti, fino alla semplice riscrittura degli antichi, soprattutto di Plauto e di Terenzio, visti come modelli esemplari,  in un'epoca in cui il canone dell'imitazione era vincente. Si aggiunga poi l'effetto normativo prodotto dalla scoperta della Poetica, un effetto dirompente ai fini  della  definizione del genere che conobbe, pur entro differenze notevoli nelle strategie di produzione del 'comico', una straordinaria fioritura per tutto il corso del secolo. Il panel proposto intende sollecitare, appunto, una riflessione sulle diverse declinazioni del 'comico' nella commedia  del '500, ricostruendo per quanto possibile i meccanismi che presiedono per tutto il corso del secolo, e anche oltre, alla produzione del riso, e senza trascurare il rapporto non sempre scontato e pacifico con il testo aristotelico.

 

Con o contro Bembo? Il lessico poetico volgare di Antonio Minturno e l'«Arte poetica» di fronte a «Le prose»: estetica, critica e ornato
Proponente: Gennaro Tallini Università di Verona tllgnr52@univr.it

Il panel si propone di indagare in quale maniera Antonio Minturno pensi la poesia e l’uso della lingua volgare nel confronto con Le prose di Pietro Bembo all’interno di quella che si definisce come Arte poetica toscana (1564) e che rappresenta il punto di riferimento del petrarchismo tardocinquecentesco, tassesco e marinista. A fronte, infatti, di un’apparente adesione del Minturno alle proposte bembiste, è evidente che le motivazioni estetiche che concorrono nei due autori alla formazione di un lessico poetico uniforme sono diverse e evidenziano proprio in Minturno un’adesione di facciata, mirata all’unitarietà delle immagini poetiche petrarchesche e sostanzialmente fondata, non tanto sui suggerimenti del Veneziano, quanto sulle scelte estetiche, poetiche e retoriche proprie della tradizione pontaniana (Sannazaro), della tradizione retorica greca e latina (Retorica ad Herennium, Orator e De oratore ciceroniani, Sublime pseudo-longiniano e sullo stile e sull’Invenzione di Ermogene di cui Minturno segue pedissequamente la discussione sulle figure del linguaggio e sulle unità lessicali) e sul De pulchro et amore di Agostino Nifo (per la codificazione della nozione di bello naturale). Tutte queste fonti conducono la poetica di Minturno verso una mai dichiarata ma evidente indipendenza da Bembo e iscrivono, perciò, l’autore in quel filone dell’antibembismo napoletano, forse inconsapevole, ma sicuramente carico di novità e letture critiche ed estetiche.

 

«Infra i beati cori». Torquato Tasso dall’epica eroica all’epica sacra
Proponenti:Vincenzo Caputo,Università di Napoli “Federico II” - Rosanna Morace, Sapienza Università di Roma vincenzo.caputo@unina.it rosamorace@gmail.com

Il panel intende concentrare l’attenzione sul passaggio dell’epica tassiana da eroica a sacra, al fine di riconsiderarne continuità, cesure e intersezioni anche rispetto all’asse lirico.
È indubbio che gli anni di Sant’Anna risultino fondamentali per la riflessione teorica del Tasso sulla propria poetica, e sulla letteratura coeva e anteriore, con inevitabili ripercussioni sulla scrittura: la fine della prigionia, all’altezza del 1586, si traduce infatti in un iter (del quale è testimonianza preziosa il corpus epistolare) di revisione delle opere precedenti (dalla Liberata al Galealto ai Discorsi); nella sistemazione e stesura dell’ampio, per quantità e tematiche affrontate, corpus dialogico; nell’approdo ultimo alla lirica sacra, sul vario versante delle rime, delle Lagrime e del poema.

Il panel privilegerà interventi inerenti le seguenti questioni: 1.  il rapporto, filiale e trasgressivo, tra le opere che precedono la prigionia a Sant’Anna e quelle che seguono (dal grande capitolo di connessione tra Liberata e Conquistata, agli importanti paragrafi su Torrismondo e Discorsi del poema eroico); 2. lo studio delle fonti tassiane (si pensi, in tal senso, a quanta importanza rivestano oggi i ‘postillati’ e quanto sia illuminante l’individuazione delle lettura tassiane spesso poco ‘ortodosse’); 3. i luoghi del Tasso (con un’analisi dei rapporti, diretti e indiretti, che egli intrattenne, persa l’orbita di gravità estense, con altri centri di cultura peninsulare: Bergamo, Mantova, Roma, Napoli e Firenze, per citarne solo alcuni); 4.  la produzione dialogica (con interventi mirati all’analisi della considerevole mole di dialoghi, che egli elaborò in particolar modo durante gli anni di Sant’Anna e che spesso furono conclusi soltanto dopo, con alterne vicende editoriali); 5. la lirica sacra, dalle rime al Mondo creato (con un’attenzione volta a indagare le scelte stilistiche, profondamente mutate rispetto alle direttrici della Liberata; e il particolare sincretismo biblico, filosofico e sapienziale nell’uso delle fonti).

 

«Torti in proposito diverso». Forme della parodia nel Cinquecento
Proponenti: Nicola Catelli, Scuola Normale Superiore di Pisa – nicola.catelli@gmail.com Giovanna Rizzarelli, Scuola Normale Superiore di Pisa – g.rizzarelli@gmail.com

Radicata all’interno del più ampio dibattito sull’imitazione dei classici e sulla ridefinizione dei modelli volgari, la parodia diviene oggetto, nel corso del XVI secolo, di specifiche trattazioni teoriche che riprendono e aggiornano la codificazione antica con l’intento di delineare in maniera esaustiva i meccanismi e le implicazioni del fenomeno. Questa riflessione, i cui esiti di maggior rilievo sono il capitolo sulla parodia dei Poetices libri septem di Giulio Cesare Scaligero (1561) e le Parodiae morales di Henri Estienne (1575), si svolge in parallelo a una fiorente produzione di testi parodici che, in ambito italiano, coinvolge numerosi autori (ad esempio Machiavelli, Ariosto, Folengo, Berni, Aretino, Franco, Caro, Doni, Bruno).

L’obiettivo del panel è pertanto quello di contribuire alla riflessione sulle forme del comico a partire dallo studio dei testi parodici e dei trattati sulla parodia del Cinquecento. Le relazioni potranno prendere in considerazione, in particolare, i seguenti aspetti: a) singoli casi di parodia; b) testi teorici cinquecenteschi sulla parodia e sulle forme affini; c) riscritture e citazioni in termini comici delle opere di uno specifico autore (come nei casi della parodia dantesca o petrarchesca); d) autoparodia; e) esempi di parodia di genere; f) rapporto con la citazione, l’allusione, il pastiche; g) declinazione ironica e parodica della relazione fra testo e immagine.