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[Cfp 25.06.2016] Racconti di una vita. La narrazione biografica breve nella tradizione contemporanea

Giornata di studi per dottorandi e giovani ricercatori a cura di Nunzia Palmieri, Giacomo Raccis, Damiano Sinfonico - Università di Bergamo, 30 ottobre 2017

Giornata di studi per dottorandi e giovani ricercatori a cura di Nunzia Palmieri, Giacomo Raccis, Damiano Sinfonico

 

Racconti di una vita. La narrazione biografica breve nella tradizione contemporanea

Università di Bergamo – 30 ottobre 2017

 

La giornata di studi Racconti di una vita. La narrazione biografica breve nella tradizione contemporanea si inscrive all’interno del Seminario sul racconto, iniziativa arrivata al suo terzo appuntamento dopo le giornate di studi del 2015 (Racconto italiano contemporaneo: percorsi, forme e letture) e del 2016 (Genealogie del racconto contemporaneo). Proseguendo nel tentativo di mappare il racconto in quanto genere e specifico “modo” della narrazione, questa giornata proverà ad affrontare la narrazione breve a partire da uno spunto tematico: il racconto biografico.

 

Non occorre tornare indietro fino alla Vite parallele di Plutarco o alle molteplici manifestazioni del genere epidittico nella classicità per verificare l’importanza che la narrazione biografica breve ha avuto per la tradizione occidentale. Nato da un bisogno di testimonianza storica, questo genere approda alla modernità e scopre il piacere di affidare le biografie reali alle potenzialità di reinvenzione della letteratura: nascono così opere come Vite immaginarie (1896) di Marcel Schwob, che attraverso una scrittura che sa selezionare minimi dettagli significativi offre nuovi destini a personaggi come Eliogabalo e Paolo Uccello.

 

Per questa strada, il racconto biografico definisce una propria fisionomia, arrivando anche a contraddire in parte uno dei caratteri tradizionalmente riconosciuti al racconto genericamente inteso. Se è vero infatti, come recentemente ha ricordato anche Raffaele Donnarumma, che il racconto è la narrazione delle vite incompiute, degli avvenimenti eccezionali e dei particolari dai significati simbolici – in grado di illuminare di senso anche tutte le porzioni di vita rimaste nel non detto –, il racconto di una vita, anche in virtù del fatto che si trova solitamente inserito all’interno di una cornice omogenea e coesa, si incarica di dare un compimento al percorso biografico del personaggio, di cui ripercorre rapidamente e a grandi salti l’intera esistenza. La compressione di una vita in un racconto implica anche una dialettica tra narrazione breve e interezza (in opposizione alla vulgata del racconto come lente d’ingrandimento di un dettaglio) e la riduzione di un intreccio potenzialmente tentacolare e fluviale a una linea semplice e discontinua. Nascono così opere importanti come La sinagoga degli iconoclasti di Rodolfo Wilcock (1972), Vies minuscules di Pierre Michon (1984), Vite di uomini non illustri di Giuseppe Pontiggia (1993), che raccolgono sotto forma di curiosi medaglioni le esistenze disparate di personaggi più o meno noti.

 

Si scopre così un significativo legame tra narrazione breve e memoria: il racconto viene incaricato di consegnare alla Storia – o all’eternità – il ricordo di chi, come ha scritto Danilo Kiš nell’Enciclopedia dei morti, “non è stato menzionato in nessun’altra enciclopedia”. Il vincolo appare talvolta in maniera più scoperta, come nel caso di Scorciatoie e raccontini di Umberto Saba (1946), che dipinge con brevissimi cenni un microcosmo che attiva l’ironia compassionevole del poeta, condizionata dal filtro della guerra e della morte che rende quel mondo ormai irraggiungibile. Più recentemente, e sempre in Italia, Franco Arminio ha invece affidato a un sentimento di rivincita l’opera di raccolta delle Cartoline dai morti (2010), con cui diversi personaggi anonimi tornano a reclamare attenzione sui loro destini minori. In altri casi, invece, la brevità del racconto mette a disposizione dell’autore la possibilità di creare collezioni, serie ordinate, repertori: basti pensare alla rutilante teoria di personaggi immaginari a cui Roberto Bolaño fornisce una biografia e un percorso culturale nella sua Storia della letteratura nazista in America, che finiscono per comporre un inquietante panorama su cui proiettare anche le storie narrate nelle altre opere dello scrittore cileno; oppure alle recenti operazioni di Ermanno Cavazzoni (Vite brevi di idioti), Roberto Alajmo (Repertorio dei pazzi d’Italia) e Paolo Nori (Repertorio dei matti…), dove le varie manifestazioni della follia – sempre definita in relazione a una presunta “normalità” – offrono un fil rouge lungo cui inanellare storie brevi e brevissime di personaggi ai margini della vita e della letteratura. Il racconto diventa così l’occasione per ridiscutere i paradigmi che definiscono la normalità e per aggirare, grazie anche all’icasticità delle scelte narrative, i luoghi comuni. Per questa strada, infatti, il racconto biografico va incontro alla tradizione del microracconto, come accade in Personaggi precari di Vanni Santoni, che alla mancanza di certezze esistenziali associa anche la mancanza di dettagli nella ricostruzione del loro profilo: il narratore deve così affidare a pochissime parole il compito di far immaginare la vita che c’è dietro.

 

Anche la posizione del narratore assume un profilo originale: è una voce il più delle volte postuma, che racconta la vita di un personaggio scomparso e già racchiuso definitivamente in una storia che non potrà smentire; assorbe nel suo il punto di vista del personaggio, o meglio si impossesserà della sua vita squadrandola secondo categorie critiche probabilmente estranee allo stesso personaggio, creando una frattura tra le concezioni che hanno guidato la sua vita e quelle che spingono il narratore ad accentuare e mettere in una determinata prospettiva certi fatti e certe scelte; inoltre la posizione del narratore nei confronti della parola scritta, mediata dall’oralità o da una tradizione letteraria, sarà probabilmente un ulteriore filtro capace di aumentare la distanza tra la narrazione e la vita del personaggio, svelando l’artificio della rappresentazione e la dialettica tra vita e racconto. I racconti di vita si rivelano così luoghi non tanto di sperimentazione – nella tradizione della short story si tratta forse del sottogenere meglio codificato, o codificabile –, quanto di messa in atto di strategie narrative precise e riconoscibili, sia a livello formale che a livello tematico.

 

A partire da queste considerazioni, si accettano interventi che vertano sulle seguenti linee di ricerca: • analisi di singoli racconti dedicati a biografie vere o immaginarie;

• analisi macrostrutturali di raccolte di racconti dedicate alla narrazione di vite, vere o immaginarie; • percorsi storici che affrontino la questione della narrazione biografica nel racconto, in Italia o all’estero, in epoca contemporanea;

• forme del racconto biografico breve: indagini comparative, tematiche, narratologiche o stilistiche; • rapporti tra finzione e realtà nei racconti biografici.

 

Le proposte dovranno pervenire entro e non oltre il 25 giugno 2017 all’indirizzo giornatasulracconto@gmail.com e dovranno contenere un abstract dell’intervento (max 1500 battute) e una breve notizia bio-bibliografica dell’autore.

 

La data della giornata di studi, lunedì 30 ottobre 2017, potrebbe subire delle variazioni di pochi giorni per motivi legati ai calendari accademici per l’anno 2017-2018. Qualsiasi variazione verrà segnalata tempestivamente dagli organizzatori.