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[Cfp 30.08.2017] Ibridità e norma – Norm und Hybridität

Deutscher Italianistenverband – Fachverband Italienisch in Wissenschaft und Unterricht- Italianistentag, Magonza, 1° – 3 marzo 2018

Ibridità e norma – Norm und Hybridität

 

Partendo dalla definizione coseriana di lingua come “attività esercitata individualmente nell’osservanza di norme date storicamente” è possibile distinguere, a livello storico, norme linguistiche e norme discorsive: le prime riguardano aspetti relativi ai diversi livelli di strutturazione delle lingue storico-naturali, le ultime l’ambito delle tradizioni discorsive, dei differenti tipi di testo, dei generi, degli stili ecc.

Entrambi gli ambiti sono sottomessi al cambiamento storico – le lingue storico-naturali, ossia, mutano come pure le tradizioni discorsive. Con ciò è possibile interpretare la loro accomunante insita storicità come un continuo processo compensatorio tra l’universale linguistico dell’alterità e quello della creatività: la comunicazione necessita, da un lato, di una certa stabilità e sistematicità rispetto ai suoi mezzi; dall’altro lato, sono proprio i nuovi bisogni espressivi, le nuove situazioni comunicative a spingere verso innovazioni nell’uno o nell’altro ambito.

La retorica antica, ad esempio, conosce categorie come quella dell’auctoritas o della consuetudo come punti di riferimento normativi e sviluppa nel corso del tempo una sistematica degli stili e dei generi estremamente elaborata – anche se da essa si distanzierà già Agostino con la sua famosa tesi: “melius est reprehendant nos grammatici, quam non intellegant populi” (In psalm. 138, 20). 

Alle virtutes elocutionis della retorica antica – e tra esse in particolare alla puritas sermonis o latinitas – si contrappongono, dunque, i vitia elocutionis che ne rappresentano “il negativo, l’immagine che li accompagna come la propria ombra” (Konrad Ehlich) e ai quali – raccolti sotto l’iperonimo di impuritas – appartengono esempi quali il ‘barbarismo’, la ‘barbarolessia’ e il ‘solecismo’ che rimandano a diverse forme di contatto linguistico e vengono percepiti come forme di ‘contaminazione’ e ‘impurità’. 

Soltanto in tempi relativamente recenti si è andata affermando l’opinione che nell’ambito delle lingue storico-naturali e delle tradizioni discorsive la questione centrale non possa essere quella della purezza o dell’ibridità, quanto piuttosto debba essere quella delle conseguenze delle situazioni di contatto per comprendere adeguatamente e analiticamente la complessa interazione tra stabilità e innovazione e i più o meno persistenti processi di cambiamento che da tale interazione risultano; processi che eventualmente possono arrivare fino al punto da rendere la stessa ibridità espressione iconica di mutate costellazioni, pratiche e progetti culturali e sociali, e dunque – forse – norma. 

Anche nella loro attuale lettura nettamente legata alle scienze della cultura, i concetti di ‘ibridità’ e ‘ibridizzazione’ trovano la propria origine nell’osservazione della comunicazione verbale: M. Bachtin definisce ‘ibridizzazione’ come “la mescolanza di due lingue sociali all’interno di un’unica enunciazione, l’affrontarsi nell’arena di tale enunciazione di due coscienze linguistiche distinte, separate dall’epoca o dalla differenziazione sociale” e segnala “che la lingua e le lingue cambiano soprattutto a causa dell’ibridizzazione e della mescolanza di ‘lingue’ diverse che esistono all’interno di un unico dialetto, di una lingua nazionale, di un ramo, di un gruppo di rami diversi e di diversi gruppi” (La parola nel romanzo). La parola si rivela essere luogo d’espressione privilegiato di tensioni, mutamenti e processi di conciliazione sociali politici e culturali che, dunque, si propongono come oggetti di ricerca sia da una prospettiva precipuamente linguistica e letteraria, sia da quella delle scienze della cultura e, 2 analogamente, possono servire come punto di partenza per riflessioni nel campo della didattica delle lingue. 

Distinguendo – con Juri M. Lotman – tra sistemi semiotici primari (lingue) e sistemi semiotici secondari (letterature, arti e culture), si può affermare che i processi di ibridizzazione contribuiscano al cambiamento storico in entrambi i campi e si mostrino come importanti motori di dinamiche fondamentali all’interno di ciascun sistema. 

Al centro dell’attenzione del convegno si troverà, dunque, l’indagine delle dinamiche che provocano trasgressione dalla norma attraverso ibridità, che regolano la ripresa di risultati ibridi in un sistema di norme e che, nelle loro specifiche caratteristiche, verranno analizzate e discusse in ciascuna delle singole sezioni. 

Sezione di Scienze della Letteratura 
Direzione scientifica: Barbara Kuhn (Eichstätt), Dietrich Scholler (Magonza) 

Il concetto di norma riveste un ruolo importante negli studi letterari, in particolare se riferito ai generi. Secondo una resa volutamente semplicistica e a soli scopi euristici, la storia della letteratura può essere ricondotta a due distinti spazi temporali, che sono determinati da una diversa concezione delle norme e delle regole. Nel periodo che va dall’antichità al XVIII secolo il riferimento alle norme e alle regole nella prassi letteraria assume un significato rilevante. Norme antiche tramandate coesistono infatti con quelle createsi agli albori dell’età moderna. Così, ad esempio, la dottrina dei tre livelli stilistici continua a essere tenuta in grande considerazione; la Poetica aristotelica, dal momento della sua riscoperta, diviene il principio guida per i tragediografi (pur venendo interpretata in nuovi contesti in modo sempre originale e diverso); e nel Rinascimento italiano si sviluppa una vistosa tendenza alla normativizzazione dei generi, delle opere e degli autori moderni. Si pensi agli sforzi di standardizzazione operati da Pietro Bembo, che ricava un modello di esemplare varietà della moderna lingua volgare dalle opere di Boccaccio e di Petrarca, elevandole a norma rispettivamente della prosa e della lirica in volgare. Alla cultura antica si aggiunge quindi una seconda cultura normativa, che resta legata alla prima pur essendo genuinamente moderna. 

A partire dalla metà del XVIII secolo, in molti ambiti le norme e le regole perdono tendenzialmente significato per la produzione letteraria. Mentre finora avevamo a che fare con mutamenti delle norme, che in molti casi possono essere descritti come processi di ibridizzazione, ma che sfociavano tuttavia nella consacrazione di nuove norme, d’ora in poi le poetiche normative perdono importanza e, al limite, assumono rilievo soltanto nelle lezioni di retorica all’interno delle scuole e delle università. Infatti con l’età moderna si fa strada, unitamente a una nuova concezione di soggetto e di soggettività, un concetto di mimesi che nel dare forma ai verba si orienta meno secondo le virtù retoriche e molto di più secondo l’estetica dell’espressione del soggetto in quanto genio letterario. Questo cambio di paradigma introdotto dal romanticismo si rafforza nel corso dell’età moderna al punto tale da rendere meta ambita la negazione stessa della norma: si pensi all’estetica epistolare dell’immediatezza in Foscolo, all’innovazione rivoluzionaria che caratterizza la lirica leopardiana o alla notoria furia distruttrice dei Futuristi, ma, a titolo esemplificativo, anche a autori contemporanei che si congedano da antiche certezze nazionali ed eurocentriche nell’orizzonte di una scrittura transculturale, nella fattispecie postcoloniale. Questi ultimi non mettono in discussione solo norme, autori e opere tramandati, bensì l’intera cultura occidentale. Di conseguenza nella nostra sezione verranno trattate norme sociali e culturali, le cui pretese di validità possono essere messe alla prova in un discorso ibrido come quello letterario attraverso tentativi di carattere sperimentale, cosicché la loro presunta normalità, che viene considerata ovvia e che scaturisce dalla normatività, perda proprio tale ovvietà. 

In questo senso, in quasi tutte le epoche è possibile individuare fasi o sforzi che, attraversando diagonalmente la succitata suddivisione euristica di un processo apparentemente lineare e smentendo così la teleologia da esso suggerita, non si lasciano circoscrivere in concetti 3 di rispetto o di violazione di una norma, bensì si sottraggono a essi, contrapponendo a tale polarità un qualcosa d’altro. Di fronte all’opposizione binaria “norma - violazione della norma” il concetto di ibridità abbraccia un terzo spazio nel quale la violazione della norma non rappresenta più l’opposto che contraddice la norma. Al contrario, per ibridità si intendono forme miste, ovvero quegli artefatti nei quali da un lato appare ancora la norma tramandata ma dall’altro si indica qualcosa di innovativo che ha il suo fondamento nell’ampliamento o nella trasformazione della norma vigente. Ibridità sta anche e al contempo per una messa in discussione della norma che va oltre la pura relativizzazione o pluralizzazione. Esempi di processi di ibridizzazione di questo tipo vanno dall’evoluzione dell’epos o dal nuovo sviluppo del romanzo realizzati da Ariosto, passando attraverso l’estremizzazione concettuale operata da Marino nei confronti della bucolica, della lirica e dell’epica rinascimentali e attraverso la francesizzazione della Comédie Italienne parigina nonché le trasformazioni coeve, eppure opposte, della Commedia dell’Arte attuate da Goldoni e da Gozzi, per arrivare sino alla fusione della cultura francese, tedesca e italiana nei libretti di Giuseppe Verdi. Nell’ambito della prosa si va dalla problematizzazione e dissoluzione della forma narrativa nel romanzo moderno e postmoderno alla sua ibridizzazione in forme come la docufiction, l’intermezzo, la hyperfiction, o anche nelle molteplici e diversificate forme di scrittura autobiografica. L’obiettivo della sezione di scienze della letteratura consisterà quindi nella definizione del rapporto triangolare tra norme, violazione della norma e processi di ibridizzazione all’interno dei differenti contesti storici. Ci attendiamo da un lato argomentazioni chiarificatrici sulla base di singoli casi letterari esemplificativi, dall’altro conoscenza delle dinamiche delle diverse epoche, che devono essere posizionate in modo distinto nel continuum del suddetto triangolo concettuale e, conseguentemente, valutate in maniera nuova. 

Sezione di Scienze della Cultura 
Direzione scientifica: Christian Rivoletti (Erlangen-Nürnberg), Julia Brühne (Magonza), Vanessa Schlüter (Magonza) 

In che rapporto stanno norme culturali e ibridità artistica? In opposizione all’attuale concetto d’ibridità dei postcolonial studies come categoria culturale o prassi culturali miste, ‘ibridità’ indica qui piuttosto forme artistiche miste o comunque eterogenee nella cultura e nella società italiane. Possiamo dunque chiederci in che modo le norme vengano “negoziate” sulla base di tali forme ibride. La norma è definibile sia nell’ambito delle forme artistiche, in quanto delimitazione di genere, sia invece in un’ottica sociale o politica. Al centro della sezione è tanto l’analisi dei processi dinamici che conducono alla nascita di forme ibride, quanto l’indagine dei mutamenti delle norme che si realizzano attraverso la messa in discussione dei sistemi normativi esistenti e la costruzione di nuovi modelli di valori. Per quali motivi, nei differenti ambiti artistici, nascono forme ibride? Quando è che le forme in uso non vengono più ritenute adeguate all’espressione delle esigenze o dei bisogni attuali? Quale dinamica sorge tra le forme che vengono ibridate? Di particolare interesse in questo contesto è anche il passaggio da un’ibridità potenzialmente soggettiva e rivoluzionaria alla norma accettata: quando è che l’ibridità viene elevata a norma e diviene quindi modellizzante e conforme? 

Nella sezione verranno indagati processi di ibridizzazione nei diversi ambiti ed epoche della storia della cultura italiana, come ad esempio la nascita di forme miste o le trasformazioni delle norme sociali, filosofiche ed estetiche all’interno della dialettica tra antico e nuovo che caratterizza il Rinascimento; l’interazione tra testo e immagine; le forme miste nelle arti figurative e nella musica; le forme di scrittura ibrida nella narrativa contemporanea, in cui forme letterarie tradizionali si combinano e/o si integrano con reportage giornalistici, interviste e materiali documentari; le forme miste nell’ambito dei media audiovisivi. Particolare attenzione potrà essere riservata alla funzione politica o sociale della violazione della norma attraverso l’ibridizzazione o, al contrario, all’assorbimento dell’ibridità attraverso la standardizzazione. 4 Inoltre potrà essere oggetto d’indagine anche lo sviluppo della relazione tra ibridizzazione delle forme e rappresentazione della realtà (storica o contemporanea), nonché la questione, a esso collegata, di quanto le forme ibride possano contribuire alla rappresentazione degli ambiti problematici della realtà. 

Possibili ambiti tematici sono quindi: 

– ibridizzazioni legate a trasformazioni storico-culturali dal Medioevo attraverso il Rinascimento sino all’Illuminismo: si analizzeranno, da un punto di vista storico-culturale, forme miste o generi ibridi che hanno origine negli intrecci tra antico e nuovo sotto l’influsso di fattori letterari ed extra-letterari 

– fenomeni, ad esempio, come la tensione tra la tradizione epica conforme alle regole e l’ascesa del genere romanzo nel Rinascimento italiano, in quanto segno di una nuova concezione del mondo e di un modo innovativo di porsi nei confronti del passato storico o dei problemi della realtà attuale; la riflessione teorica ed estetica connessa a tali fenomeni; Ludovico Ariosto, Orlando Furioso; Gian Giorgio Trissino, L’Italia liberata dai Goti; Torquato Tasso, La Gerusalemme liberata; il poema eroicomico nel XVII e XVIII secolo ecc.; ma anche fenomeni come la dialettica tra forme antiche e nuove nell’ambito filosofico, teorico-artistico o in generale espositivo; 

– forme ibride che nascono dall’interazione di testo e immagine: funzione delle iscrizioni negli affreschi o in generale nella pittura; interpretazioni visive di testi letterari; opere illustrate dall’età della stampa fino ai fumetti; 

– forme ibride di scrittura e di arte della narrativa moderna, postmoderna e contemporanea, considerate nei loro diversi contesti mediali e in rapporto ai relativi fattori storico-culturali. Particolare attenzione verrà dedicata al rapporto dinamico tra ibridizzazione delle forme e rappresentazione degli aspetti problematici della realtà (guerra, criminalità, tensioni sociali, lavoro, migrazione, ecc.). Possibili costellazioni tematiche saranno in questo caso: le forme che nascono dalla commistione di romanzo e storiografia nel XIX secolo e la riflessione morale, religiosa ed estetica sull’uso della finzione per la rappresentazione di fatti storici; il Neorealismo cinematografico come forma ibrida tra realtà e funzione poetica della lingua e della fotografia; le mescolanze, caratteristiche dell’età contemporanea, tra autobiografia e fiction (per es. l’autofiction: Walter Siti, Troppi paradisi), tra fiction e non fiction (Antonio Franchini, L’abusivo), tra romanzo, reportage e altre forme di scrittura (non fiction novel, narrazione documentale, ecc.: Primo Levi, Se questo è un uomo e La tregua; Sandro Veronesi, Occhio per occhio e Cronache italiane; Vincenzo Cerami, Fattacci; Edoardo Albinati, Maggio selvaggio; Roberto Saviano, Gomorra; Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli; Giulio Milani, La terra bianca); 

– attuali forme ibride nei media audiovisivi, come la docufiction (Ettore Scola, TrevicoTorino - Viaggio nel Fiat-Nam; Gianfranco Rosi, Fuocammare) e nei video su YouTube; la reality televisiva; le forme di partecipazione televisiva (Twitter / voto in diretta); i filmati pubblicitari. 

Sezione di Linguistica 
Direzione scientifica: Sarah Dessì Schmid (Tübingen), Ludwig Fesenmeier (Erlangen), Antje Lobin (Mainz) 

Ogni indagine linguistica sulla relazione tra ibridità e norma non può che cominciare con il chiarimento di due aspetti centrali: 

In primo luogo va accennato ad un fondamentale problema definitorio che ben spiega perché parlare di norma – e delle deviazioni da essa – possa condurre all’indagine di epoche e 5 di fenomeni assai differenti tra loro. In particolare, si è soliti distinguere due principali accezioni del concetto di ‘norma’ riconducibili a una dicotomia di base: 

a) Da una parte, con tale termine ci si riferisce al sistema di regole che definiscono – fissano, prescrivono – ciò che deve essere scelto tra i diversi usi di una lingua nel rispetto di un particolare ideale estetico o socioculturale. ‘Norma’ è intesa in questo senso come ‘grammatica prescrittiva’, ciò che stabilisce l’uso corretto e ‘puro’ di una lingua e lo distingue da tutte le altre opzioni espressive – ibride – che ne rappresentano una deviazione e (possono o) devono essere per tanto proibite. 

b) Dall’altra parte ‘norma’ può riferirsi anche a tutto quello che è di uso corrente – dunque comune o, appunto, ‘normale’ – all’interno di una particolare comunità linguistica, distinguendolo da tutti gli altri usi possibili, ma ‘non-normali’. Intesa in questo senso descrittivo la norma rappresenta la lingua come istituzione sociale e, di conseguenza, la considerazione di ciò che dovrebbe essere definito come ‘ibrido’, come ‘deviazione dal normale’ – così come delle ragioni più o meno linguistiche per cui ciò vada fatto – cambia radicalmente. 

Il secondo aspetto centrale riguarda l’inscindibilità, la relazione di dialetticità – di reciproco condizionamento – che lega tra loro i concetti di ‘norma’ e ‘ibridità’, la definizione e discussione di ciascuno dei quali rimanda necessariamente all’altro: solo rispetto a una norma linguistica si definisce ciò che è ibrido linguisticamente; ed è ibrido ciò che si allontana da un ideale – prescritto o descritto – di norma linguistica. 

L’esame delle diverse possibili letture, dei diversi contesti in cui si riscontrano ibridità e norma sembra particolarmente promettente, non da ultimo perché dà spunto a considerazioni che possono svilupparsi su diversi piani della riflessione linguistica: quello storico (esterno e interno) (1), quello della modellizzazione teorica dei processi di standardizzazione (2), così come quello del sistema (3) e della variazione linguistica (4). La sezione di linguistica intende, dunque, dedicarsi all’analisi e alla discussione dei molteplici fenomeni e processi legati ai concetti di ibridità e norma nei differenti ambiti della ricerca attuale, sia in prospettiva sincronica che diacronica. Come possibile spunto possono essere considerati i seguenti ambiti tematici: 

(1) Piano di riflessione storico: 

− Fenomeni di contatto linguistico nella storia della lingua italiana 

− Norma e ibridità nella Questione della lingua (autori, opere, modelli di lingua; cambiamento della norma nei singoli autori; ruolo dell’Accademia della Crusca); 

− Norma, normazione e ibridità nella grammaticografia e nella lessicografia 

− Processi di grammaticalizzazione e rianalisi come cambiamento di norma 

 

(2) Processi di standardizzazione: 

− Discussione critica e confronto di modelli di normazione (anche in prospettiva storica) 

− Ibridità linguistica nei processi di standardizzazione (condizioni linguistiche e sociali, comunità linguistiche omogenee/eterogenee) 

− Ibridità e norma nella nascita e nello sviluppo di tradizioni discorsive − Ibridità e norma tra immediatezza e distanza comunicativa 

− Modelli di ristandardizzazione/destandardizzazione 

− Discussioni sulla norma linguisticamente o politicamente motivata 

 

(3) Linguistica del sistema: 

− Ibridità e delimitazione categoriale nell’analisi dei fenomeni linguistici 

− Norma e ibridità nella formazione di parole 

− Ibridità e polisemia 

− Fenomeni di convergenza linguistica come ibridità? 

 

(4) Linguistica variazionale:

− Fenomeni e processi di lingua tra norme diverse 

− Rapporti lingua/e, dialetto/i e società (italiani regionali, italiano dei semicolti, varietà giovanili ...) 

− Ibridità e norma nelle varietà dell’italiano fuori d’Italia 

− Ibridità e norma nelle varietà d’apprendimento 

Sezione di Didattica delle Lingue 
Direzione scientifica: Andrea Klinkner (Trier), Mirko Minucci (Eichstätt) 

Sia ibridità – forme miste nei campi più disparati – sia norme – chiare regole e direttive prescrittive – sono parte costitutiva dell’insegnamento delle lingue straniere. La cornice tematica del Convegno dell’Associazione degli Italianisti Germanofoni del 2018 offre, dunque, alla sezione di didattica un campo ampio e variegato per lo sviluppo di contributi interessanti e promettenti. 

Le norme linguistiche ricoprono, in primo luogo, un ruolo centrale nell’insegnamento della grammatica e del lessico, così come della pronuncia e delle diverse competenze comunicative da acquisire. Regole grammaticali e chiare direttive sono irrinunciabili in particolare all’inizio dell’insegnamento e offrono a chi apprende un prezioso sostegno e una guida alla quale riferirsi. Le norme culturali sono, poi, centrali nella mediazione e nella costruzione della competenza interculturale e costituiscono un’importante connessione con le scienze della cultura. Si tratta, dunque, di trasmettere regole, provvedere al loro adempimento ed eventualmente alla correzione di loro possibili trasgressioni. Di conseguenza, anche il processo (sensibilmente condotto) di correzione degli errori – nell’ambito orale come in quello scritto – rappresenta un importante elemento nel processo dell’acquisizione della lingua, collocabile esattamente nell’area – non priva di conflitti – che si trova tra norma e ibridità: nel corso dell’acquisizione linguistica vengono immancabilmente prodotte forme miste che guidano proficuamente il processo dell’apprendimento. 

Forme ibride si ritrovano, però, anche in altri campi. Ogni discente è, in effetti, diverso e nella pratica dell’insegnamento in classe si riscontrano continuamente processi di apprendimento ibridi ai quali la didattica delle lingue straniere deve adeguarsi. 

La differenziazione (interna) come parte fondamentale dell’organizzazione della lezione in gruppi di apprendimento eterogenei è divenuta ineludibile nella cultura dell’insegnamento odierno. Come suggerisce la massima variatio delectat, si dovrebbero utilizzare sia nell’insegnamento per principianti, sia in quello per avanzati diversi materiali e strumenti di vario tipo (testi redatti a scopo didattico, testi specialistici, film, canzoni, testi letterari ecc.). Con tali mezzi è, così, possibile rivolgersi ai diversi soggetti dell’apprendimento, alle loro diversificate preferenze e capacità e ai loro differenti livelli, per stimolarli ed attivarli. Proprio nel campo della didattica della letteratura si propongono già a livello dei principianti, ma anche a quello dell’insegnamento più avanzato, testi ibridi (graphic novels, romanzi multimediali ovvero multimodali etc.). Mescolando testo, immagine e moderni mezzi di comunicazione nell’insegnamento della lingua e della letteratura – e in tal modo riagganciandosi al loro contesto socioculturale e familiare – i testi ibridi possono attirare l’interesse dei discenti e motivarli ulteriormente all’apprendimento. 

 

Si prega di inviare le vostre proposte in italiano o in tedesco corredate dell’indicazione della sezione alla quale sono destinate e di una chiara sintesi (per un massimo di una pagina con eventuale bibliografia) insieme a un breve curriculum vitae in formato PDF entro il 30 agosto a: ludwig.fesenmeier@fau.de